Video Calabria come la Rai , Fec a 2/3

Lo staff tecnico di Video Calabria , nell’ottica di migliore ricevibilità del proprio segnale ed anche per una successiva ottimizzazione delle potenze trasmissive , riduce leggermente la banda disponibile sul mux (19,9 Mbit totali/1,46 Mbit liberi) a favore di una maggiore qualità del segnale , semplicemente abbassando il fec al proprio mux da 3/4 a 2/3 ed abbassando quindi la soglia di segnale utile per la corretta ricezione del mux (così come fa la Rai per i mux 2 , 3 e 4).
Per i canali contenuti nel mux la modifica è stata trasparente in quanto non è andato ad intaccare il bitrate dei singoli canali .
La modifica effettuata il 12 agosto , sembra non aver inoltre creato disagi all’utenza.
Si invitano gli utenti in caso di problemi o miglioramenti sulla ricezione del mux , di segnalarli all’Email info@diariotv.it .

La Rai si fa in tre per le olimpiadi , arriva Rai Sport 2 HD

Dopo aver invertito tra il mux 5 (VHF11 -Sperimentale) ed il mux 4 (UHF40) i canali Rai HD (LCN502)  e Rai2 HD (LCN501 momentanea) , in modo da portare la rete generalista dedicata alle olimpiadi 2016 di Rio (Brasile) ad una più vasta platea di pubblico , viene attivato sul mux 3 il canale RaiSport 2 in versione HD (LCN558) in modo da completare sul digitale terrestre l’intera offerta HD dei canali dedicati all’evento.
Per far ciò su tutti i canali presenti sul mux è stato attivato il bitrate variabile da 1 a 3 Mbit, rimossi gli audio secondari , rimosso il televideo e le applicazioni interattive in modo da racimolare i 7Mbit dedicati al canale HD .
Da oggi è possibile seguire quindi le olimpiadi su Rai 2 (Mux 1 – VHF5-9 /UHF35) , Raisport 1 e 2 (LCN57-58 Mux 2 – UHF 30) , Rai2 HD e RaiSport 1 HD (LCN501-557 Mux 4 -UHF40) e RaiSport 2 HD (LCN558 Mux 3 – UHF26).
Rai 2 HD - 05 agosto - 00.56.44Rai Sport 1 HD - 05 agosto - 00.56.52Rai Sport 2 HD - 05 agosto - 00.56.27

Dopo l’inserimento di La7 (LCN7) e La7d (LCN29) nel mux Cairo2 (UHF25) , sono state apportate le seguenti modifiche nel Mux Timb3-Persidera (UHF48) ; mentre ai canali con LCN107 e 229 è stato aggiunto un .(punto) alla fine dell’identificativo , a quelli con LCN 7 e 29 è stata aggiunta la dicitura “provvisorio – premi  tasto i” con la seguente informazione in EPG : “LA7 sta cambiando frequenza! Info su www.La7.it o al Numero Verde 800 99 00 77.  Per continuare a vedere LA7 occorre risintonizzare il televisore o il decoder per reinstallare la lista canali Se il televisore propone la scelta per il tasto 7 del tuo telecomando tra “LA7” e “LA7 provvisorio” selezionare “LA7” Vai alla posizione 507 del telecomando: se vedi LA7 HD il tuo televisore o decoder potrebbe automaticamente sintonizzare il nuovo segnale di LA7 Se alla posizione 7 della lista canali trovi “LA7 Provvisorio” effettua appena possibile la re-installazione della lista canali, seguendo le istruzioni del tuo apparecchio Se trovi già “LA7” è tutto a posto e non devi effettuare alcuna operazione. Se a seguito della re-installazione il tuo televisore ti propone di scegliere per la posizione 7 del telecomando tra “LA7” e “LA7 Provvisorio” scegli “LA7” Per maggiori informazioni vai su sito www.la7.it alla pagina “LA7 cambia frequenza” o chiama il Numero Verde 800 99 00 77. Ricorda che potrai vedrai LA7 in alta definizione sul 507.”
LA7 Provvisorio -Premi tasto i - 05 agosto - 00.55.14LA7. - 05 agosto - 00.55.17LA7d Provvisorio -Premi tasto i - 05 agosto - 00.55.21LA7D. - 05 agosto - 00.55.24

Aggiunte nel mux Timb2-Persidera (UHF55) 2 copie dei canali Alice e Marcopolo con identificati Alice Cucina (LCN223) e Marcopolo Diari (LCN224) . Conseguentemente sono stati rimossi dal mux ReteCapri (UHF32-57) i canali MYTVLIFE e MYTVHOME.
Aggiunto nel mux ReteA2-Persidera (UHF42) il canale Vero (LCN137).
MARCOPOLO DIARI - 05 agosto - 01.03.08ALICE CUCINA - 05 agosto - 01.03.13
VERO - 05 agosto - 00.55.04

Nel mux Telespazio TV 2 (UHF34) rimosso Teledehon (LCN 272) e relativa copia con LCN 690 ed aggiunti  La9 (LCN151 e LCN169) ed Arte Moda (LCN168) erroneamente in 4/3 . Lieve incremento di bitrate video per VideoRegione (LCN608) che aumenta la qualità video e riduce gli squadrettamenti su scene in movimento.
ARTE MODA - 05 agosto - 00.54.37
VIDEO REGIONE - 05 agosto - 01.00.55

Modifiche anche al mux TeleMia (UHF21)  ; rimosse EcoTV e Caposud Channel ed assegnato lo slot video lasciato libero a GS News 24 (LCN95) , inoltre Mia News 24 diventa Telemia 1 (LCN619) , Extra Unical Channel diventa Telemia Extra (LCN685), e TeleMia+2 Baby diventa Telemia+2 (LCN219).
TELEMIA UNO - 05 agosto - 00.54.12TELEMIA+2 - 05 agosto - 00.54.18TELEMIA EXTRA - 05 agosto - 00.54.07GS NEWS 24 - 05 agosto - 00.54.00

Problemi per il mux 7Gold (UHF31) in molte delle postazioni in cui è attivo ; il mux risulta spento o con problemi di stabilità di segnale .
Dopo l’acquisto da parte di Scripps (editore di Fine Living) della LCN33 di Agon Channel , alla LCN33 sono adesso in onda trasmissioni di prova con repliche di trasmissioni andate già in onda  su Fine Living ed alcune televendite.

Da Cosenza Jimmy ci segnala che nel mux Canale 10 (UHF33 – Lappano) a nero i canali Soverato Uno S1 (LCN 89), Soverato Notizie (LCN 111), VIDEO MARIA (LCN 273) e Canale Calabria (LCN 625) mentre nel mux RTI A (UHF22-Lappano) rimossi dal bouquet  TELECROTONE (LCN 651) e RTI SPORT (LCN 653).

L’Espresso lascia la tv a terra. LCN 69, 158 e 162 agli Sciscione (Gold TV)

Dopo la cessione del fondamentale LCN 9, L’Espresso molla il colpo anche sui canali 69 (Onda Italiana), 158 (m2o) e 162 (Capital Tv).
I tre importanti fornitori di servizi di media audiovisivi con associati LCN sono infatti stati ceduti la scorsa settimana alla GM Comunicazione di Marco e Giovanni Sciscione, già artefici di diverse operazioni su LCN nazionali negli ultimi anni (in particolare circa i canali 60, 61, 62 ex Sportitalia e soprattutto 33, relativamente al quale è in corso una causa con Agon Channel). L’operazione è stata comunicata a questo periodico personalmente da Marco Sciscione, che ha precisato che “fino al 1° ottobre tutto rimarrà così com’è”. Sul futuro dei canali Sciscione ha mostrato una bocca cucita: “Abbiamo molte idee, ma nulla di ancora definito”. Curiosamente nessuna dichiarazione è invece pervenuta dal gruppo L’Espresso, anche se è probabile che i contenuti più radicati possano continuare l’attività su altre piattaforme (Capital Tv è già presente sul sat, nel bouquet di Sky). D’altra parte, seppur gradevoli e in qualche misura seguiti, i contenuti tv musicali espressione delle radio nazionali Capital e m2o non sembrano aver riscosso risultati commerciali degni di nota. Nel dettaglio, se è quasi scontata la sopravvivenza di Capital Tv e forse di m2o, non è invece dato di sapere se troverà spazio su altri vettori Onda Italiana (da pochi mesi succeduta a Capital Tv su LCN 69). (M.L. per NL)

Scripps acquista Agon Channel. Sul 33 arriva Fine Living?

L’indiscrezione anticipata molte settimane fa da questo periodico ha ricevuto conferma: Francesco Becchetti ha ceduto l’autorizzazione per fornitore di servizi di media audiovisivi in ambito nazionale con associato l’appetibile LCN 33 alla società londinese del gruppo Scripps Networks Interactive (colosso statunitense della tv via cavo con interessi anche in GB, Brasile e Singapore).
Si chiude così definitivamente la disastrosa avventura del canale con aspettative tanto ambiziose quanto travagliate sono state le vicende del suo patron, l’imprenditore romano domiciliato in Inghilterra finito al centro di inchieste penali albanesi per presunto riciclaggio di denaro che avevano condotto ad un mandato di cattura (poi non eseguito) ed al congelamento dei conti che avevano determinato per la società editrice la chiusura dei rubinetti finanziari. Non è ancora chiara la destinazione del logical channel number collocato in una posizione due volte felice (doppio 3 che reca gli errori di digitazione del 3 sul telecomando e posizionamento nel range ancora frequentato dagli utenti attraverso la funzione +/-), anche se in molti ipotizzano lo spostamento di Fine Living dal 49, sul quale potrebbe debuttare un nuovo contenuto più adatto al blocco specifico. “Come concessionaria non abbiamo ancora ricevuto notizie ufficiali”, ha fatto sapere l’amministratore delegato di Prs (che aveva siglato un contratto per la raccolta pubblicitaria con Agcon Channel), Federico Silvestri. Ignota anche la cifra, anche se pare probabile che non ci si allontanerà molto dai 10 mln di cui si vociferava, cui potrebbe aggiungersi la somma di 1 mln di euro che gli americani potrebbero dover corrispondere alla famiglia Sciscione, che nel novembre scorso avrebbe siglato un contratto triennale con Alphabet, ma che Becchetti avrebbe poi deciso di risolvere dopo solo un mese. Visto il larghissimo anticipo sulla possibilità di risoluzione anticipata, gli Sciscione avevano iquindi promosso un contenzioso per ottenere la penale contrattuale (1 mln appunto). (M.L. per NL)

Vivendi e Mediaset ai ferri corti: il Biscione minaccia la causa

Dopo il dietrofront di Vivendi Mediaset si trova davanti ad un’importante scelta strategica; qual è la strada migliore da intraprendere?
Un rosso di circa 64 milioni accumulato da Mediaset Premium nei primi tre mesi dell’anno: questo è il pomo della discordia, definito molto più diplomaticamente “un diverso approccio ai numeri” dai francesi di Vivendi. E mentre da Cologno alzano già la voce, sostenendo che non vi siano altre trattative in svolgimento e definendo “gravissimo” il comportamento dei bretoni (minacciando anche il ricorso a vie legali, vista la natura vincolante del contratto di aprile), l’a.d. di Vivendi Arnaud de Puyfontaine, sembra eccessivamente fiducioso e tranquillo; “non esiste un accordo completo ma abbiamo definito un nuovo approccio con ancora più ambizioni” ha dichiarato Puyfontaine da Milano, dicendosi “ottimista” riguardo alla valutazione da parte del Biscione della nuova proposta. A guardare i conti di Premium, in ogni caso, il cambio di direzione non può in effetti sorprendere più di tanto (non più di quanto potesse sorprendere la decisione di acquisire la pay tv); il 2015, come noto, si è chiuso con un rosso di 83,9 mln e, come già detto, i primi tre mesi dell’anno hanno già prodotto perdite per 63,7 mln e questo nonostante i ricavi, nel medesimo periodo, siano cresciuti del. 16,5%. Tuttavia, c’è anche il sospetto (avanzato dalla stessa Mediaset) che Vivendi abbia l’obiettivo “di costituirsi in modo surrettizio e inaccettabile una posizione di estremo rilievo nell’azionariato di Mediaset”; al di là delle pesanti accuse del Biscione (che forse sarebbe il caso di mantenere su toni più bassi) l’ipotesi non è certo così strampalata per via della possibilità, da tempo chiacchierata dagli analisti del settore, di una fusione fra Telecom e Mediaset, verso la quale lo stesso Puyfontaine si è detto “aperto”, anche se per il momento “non c’è nulla sul tavolo”. Adesso Mediaset ha tre possibili strade da percorrere, ognuna delle quali comporta dei costi da non sottovalutare; da un lato, potrebbe mollare il colpo, accettando la proposta di Vivendi di cedere in tre anni il 15% di Mediaset attraverso un prestito obbligazionario. L’attuazione richiederebbe, in primo luogo, l’emissione di nuove azioni e la conseguente diluizione delle quote della famiglia Berlusconi: il rischio sarebbe di lasciare che Bolloré prenda troppo piede in Mediaset fino a sfuggire di mano, come già accaduto per Telecom; inoltre, circa il 60% di Premium rimarrebbe in mano a loro, con il risultato di perdere terreno sul business del gruppo che rende e funziona, rimanendo Al contempo incastrati in quello fallimentare, cioè la tv pay. D’altro canto, anche gonfiare il petto rischia di essere controproducente: trascinare Vivendi in una causa legale per costringerli a rispettare il contratto di aprile non soltanto sarebbe enormemente costoso, ma brucerebbe i rapporti presenti e futuri fra le due società e, se la controllata Ei Tower è davvero interessata a mettere le mani sugli asset di Inwit (che fa capo a Telecom), forse sarebbe preferibile tutelare tali rapporti per il futuro. Terza possibilità, sarebbe quella di ingoiare il rospo e sedersi al tavolo per discutere la proposta e, probabilmente, vista che è l’unica opzione che non prevede a priori ritorsioni negative, è per questo che Puyfontaine sembra (per il momento) dormire sonni tranquilli. (E.V. per NL)

Auditel Giugno 2016, VideoCalabria preme sull’acceleratore.

Come di consueto commentiamo i dati Auditel delle emittenti Calabresi per il mese di Maggio 2016.

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VideoCalabria si conferma prima e migliora il dato precedente arrivando a 125.043 (contatti medi totali / + 18.752) e 2869 (+485) spettatori medi totali (persone che rimangono per più di 15 minuti sul canale nell’arco del periodo) e vince in tutte le fasce presenti nell’arco della giornata . I maggiori contatti sono nella fascia 12-15 (39936) mentre in prima serata si hanno i migliori ascolti (5920) .
Seconda in contatti  Telespazio TV (60.024 / -5.288) , che totalizza 544 spettatori medi (-222) ; buoni i dati nella fascia 12-15 , 15-18 (terza) , 20.30-22.30 (seconda in contatti e terza in ascolti) , e 22.30-02 (terza in contatti e quarta in ascolti ) , mentre perde molto tra le 18-20.30.
Terza a sorpresa Ten con 57821 contatti ( 57.821 / +20.898) e seconda in ascolti medi con 825 (+354) ; seconda in ascolti nella fascia 09-12 , seconda tra le 12-15 e 15-18 , mentre tra le 18-20.30 e tra le 22.30-02 è seconda in contatti e terza in ascolti ed infine quarta tra le 20.30-22.30.
Quarta Calabria TV (terza in ascolti) con 55.654 contatti (-11394) e 801 spettatori medi (-498) ; quarta tra le 07-09 e 15-18 , seconda in ascolti tra le 18-20.30(quarta in contatti) , 20.30-22.30(terza in contatti) e 22.30-02 (quarta in contatti) . Buon dato anche tra le 15-18.
Quinta una sorprendente LaC che totalizza 50.013 contatti (+13635) e 305 spettatori (+113 / quarta in ascolti) ; da segnalare il dato tra le 07-09 dove le news la fanno da padrona negli interessi dei calabresi  permettendo a LaC di essere seconda in questa fascia. Da segnalare le fasce che vanno dalle 12 alle 02 dove l’emittente ottiene un significativo aumento di contatti e spettatori.
Sesta Esperia TV (32.760   +9943 / 158   +45) che risveglia l’interesse verso la propria programmazione nelle fasce 12-15, 18-20.30 , 20.30-22.30(miglior dato dell’emittente) e 22.30-02 .
Settima RTI ( 31.760    +6370  / 153    -39) , terza nelle fasce tra le 07-09 e 09-12(quarta in ascolti) ; discreti numeri anche tra le 12-15.
Ottava Mi Sposo TV ( 15.472  -2717 / 46   +5) ; migliore fascia quella tra le 09-12.

Classifica contatti Medi
1) VideoCalabria 125043
2) Telespazio TV 60024
3) Teleuropa 57821
4) CalabriaTv 55654
5) La C  50013
6) Esperia TV  32760
7) RTI  31760
8) Mi Sposo TV 15472

Classifica ascolti Medi
1) VideoCalabria  2869
2) Teleuropa 825
3) CalabriaTV  801
4) Telespazio TV  544
5) La C 305
6) Esperia TV 158
7) RTI 153
8) Mi Sposo TV   46

Si ringrazia  il Direttore Editoriale di Esperia TV , Salvatore Audia , per i dati forniti.

Mezzetti (E.I.): “Banda 700 Mhz, chi dice che serva alle Tlc?”

LA GUERRA SULLE FREQUENZE

Il Direttore relazioni istituzionali della società del gruppo Mediaset in un’intervista a CorCom interviene a 360 gradi nel dibattito sulle frequenze in vista delle grandi manovre per lo sviluppo della banda ultralarga mobile: “Sopravvalutato il potenziale di questa porzione di spettro a supporto del 5G: scelta dell’Europa dettata dal risparmio e non dalla qualità”. Il ruolo della Tv tradizionale, digitale terrestre VS satellite, standard di trasmissione, la richiesta di variazione dei diritti d’uso delle frequenze

di Andrea Frollà

Liberazione della banda 700 Mhz, politica europea, scontro fra piattaforme di trasmissione. Nella guerra sotterranea che si sta consumando in Italia in vista delle grandi manovre volute dall’Europa per spingere sul 5G interviene una voce fuori dal coro: chi dice che le 700 Mhz servano davvero alle reti Lte? E’ la voce di Marco Mezzetti, direttore delle Relazioni istituzionali di Elettronica Industriale, la società del gruppo Mediaset, secondo cui la decisione della Commissione Ue (assegnare entro il 2020-2022 quelle frequenze alle Tlc mobili) è quanto meno “prematura”. Ecco perché.

Lei porta avanti una posizione in controtendenza sulla banda 700 Mhz: cosa la spinge a ritenerla non indispensabile per il mobile Lte?

Il Vicepresidente della Commissione Europea Andrus Ansip, il 14 luglio scorso, davanti alle Commissioni riunite Trasporti, Attività produttive e Politiche dell’Unione europea di Camera e Senato, ha dichiarato che: “la questione del passaggio dei 700 Mhz dalla Tv digitale al wireless è molto complicata e so che sta molto a cuore all’Italia”. Si tratta però, ha aggiunto, di una questione “estremamente importante, da cui dipende il 5G e l’Internet delle Cose” e a cui “è legata la competitività dell’Unione europea e dell’intero scenario globale”. In Corea, ha ricordato Ansip, useranno il 5G già durante le Olimpiadi nel 2018.

E’ certamente vero che la Corea del Sud è il Paese da prendere come riferimento essendo il Paese capofila nel mondo per il 4G con il 99% di copertura, oltre l’80% di abbonati e ricavi da 4G pari al 90% del totale dei ricavi da mobile. E’ altresì vero che la stessa Corea del Sud è capofila anche per il 5G per il quale inizierà la  commercializzazione già a partire dal 2020 con un anticipo nel 2018 in occasione dei Giochi olimpici invernali che si terranno in Corea. La banda 700 Mhz, tuttavia, non ha influito su questi risultati: in Corea del Sud non solo non è ancora utilizzata dalle telco, ma l’asta che si è tenuta nel maggio scorso per la 700 Mhz è andata addirittura deserta. La sua base d’asta non era nemmeno così alta da spaventare i contendenti: tanto per dare l’idea, il prezzo era il 28% di quanto fu pagato dagli operatori italiani per la banda 800 Mhz, tecnicamente molto simile alla 700 Mhz. La banda 1800 Mhz è stata invece aggiudicata ad un prezzo poco più alto mentre la 2100 Mhz è stata aggiudicata allo stesso prezzo chiesto per la 700 Mhz. Quindi gli operatori hanno deliberatamente scelto di puntare su bande più alte non ritenendo indispensabile o addirittura utile la banda 700 per effettuare un buon servizio, certamente perché essa non consente capacità e velocità adeguate alle esigenze future.

Le bande basse non escludono però necessariamente quelle alte. Non andrebbero considerate complementari per qualità ed efficienza delle reti?

La scelta fatta dall’Europa di puntare su bande di frequenza basse come la 700 è dovuta unicamente al fatto che essa comporta costi inferiori per il dispiegamento delle reti, in quanto le frequenze più basse necessitano di meno siti per coprire il territorio. Queste bande saranno per lo più utilizzate nelle aree con minor concentrazione di abitanti ciò tuttavia comporterà di mantenere il “digital divide” in quanto gli abitanti al di fuori delle aree urbane disporranno di reti meno veloci.  Quindi la scelta della banda 700 è una scelta di risparmio, non di qualità. È pur vero che le bande basse consentono di penetrare meglio all’interno degli edifici, ma questa è una caratteristica quasi inutile perché generalmente indoor si utilizza una rete fissa attraverso il wi-fi. La scelta della banda 700 è quindi una scelta di politica economica che impedirà di avere reti qualitativamente paragonabili a quelle della Corea del Sud.

Se torniamo inoltre ad esaminare la strategia della Corea, spesso presa ad esempio dai politici UE e recentemente dal Vicepresidente Ainsip, troviamo un altro indizio del fatto che la banda 700 non sia indispensabile per le reti LTE infatti il primo Paese al mondo nello sviluppo dell’LTE, ha destinato a questa tecnologia solo i 40 MHz non aggiudicati nella recente asta, avendo riservato, nella stessa banda, 30 MHz al broadcast per trasmissioni in 4K.

In merito poi all’urgenza per le telco di disporre della banda 700, che sarebbe determinata dalla incontenibile espansione del traffico dati, fatto salvo che il traffico è certamente in forte espansione, va considerato che le previsioni fatte da CISCO nel 2011, per gli anni futuri, sono state largamente disattese infatti sono risultate sovrastimate rispettivamente del 67% e dell’87% rispetto ai dati reali registrati nel 2014 e nel 2015. La questione quindi è: quanta banda sotto il GHz serve alle Telco tenuto conto che dispongono già delle bande 800 e 900?

Un fattore che può aver generato un minor traffico dati attraverso il mobile, rispetto alle aspettative, è probabilmente l’espansione delle reti wi-fi sia indoor che outdoor. New York sta realizzando una rete gratuita, con 10mila access point, in grado di consentire velocità di 1 Gbit/s fino a 250 utenti collegati contemporaneamente al singolo access point. Ciò significa 2 milioni e mezzo di persone collegate ad una rete gratuita ad altissima velocità. Berlino e Parigi stanno portando avanti progetti simili. Google sta pensando di coprire tutto il mondo con droni alimentati ad energia solare. Tutte queste iniziative avranno ulteriori effetti da valutare, ma è probabile che sottrarranno al mobile ulteriori quote di traffico dati in favore del WiFi che, secondo gli analisti nel 2020 assorbirà il 90% di tale traffico lasciandone al mobile meno del 10%.  Per questi motivi credo che la decisione sul trasferimento della banda 700 dal Broadcast alla Banda Larga Mobile sia stata prematura in considerazione del fatto che l’operazione è irreversibile  e mette a rischio una intera piattaforma, ossia quella televisiva.

Il passaggio al Dvb-T2 non basterà per sopperire alla perdita di banda?

Il Dvb-T2 consentirà di trasmettere gli stessi contenuti utilizzando meno banda, tuttavia questo vantaggio verrà assorbito dalla necessità di trasmettere in HD tutti i programmi che oggi sono trasmessi in SD affinchè la piattaforma terrestre possa essere competitiva con le altre piattaforme.

Oggi ognuno dei 20 multiplex nazionali può trasmettere 6/7 programmi in SD o 3/4 in HD, quindi complessivamente 120/140 SD (Standard definition, quella utilizzata da quasi tutti i canali in chiaro, ndr) o 60/80 HD (high definition, l’alta definizione utilizzata per alcuni canali da operatori come Rai e Mediaset). Il guadagno per i broadcaster, da tecnologie come il Dvb-T2 unitamente a codifiche come l’Hevc, è la possibilità di trasformare una trasmissione da SD ad HD mantenendo la stessa quantità di banda utilizzata. Cioè trasformare un SD in un HD secondo un rapporto 1:1.

Ciò significa che se il broadcast mantenesse lo stesso numero di canali potrebbe trasmettere fino a 120 programmi in HD, migrando verso l’alta definizione tutte quelle trasmissioni che oggi viaggiano in definizione standard. Ma se invece, come accadrà, si ridurranno i canali e quindi i multiplex a disposizione da 20 a 14 non ci sarà spazio sufficiente per migrare tutte le trasmissioni verso l’HD perchè se ne potranno trasmettere solo 84 e non 120.

Non si potrebbero utilizzare in modo più efficiente i multiplex per avere più spazio?

Non con le attuali tecnologie infatti tutti i multiplex sono utilizzati in modo intensivo.

Gli 84 canali HD che potrete trasmettere domani sono comunque più dei 60 che potete trasmettere oggi…

Oggi le emittenti nazionali offrono almeno 120/140 programmi sia pure in SD. È vero che in DVB-T2 si potranno trasmettere più canali HD di quanto si potrebbe fare oggi, ma comunque meno di quanti se ne trasmettono effettivamente in SD. Quindi o si rinuncia ad 1/3 dei programmi o si rinuncia alla qualità. La piattaforma Digitale Terrestre, tuttavia, verrà messa a serio rischio se non le si concederanno risorse frequenziali sufficienti a competere con le altre piattaforme sul piano della qualità.

Se la piattaforma digitale terrestre cesserà di esistere, inoltre, difficilmente il suo posto potrà essere preso dal mobile anche considerando l’LTE Broadcast o eMBMS (evolved Multimedia Broadcast Multicast Service), ad oggi di là da venire,  che è comunque meno efficiente del broadcast per trasmettere la TV lineare. Restando all’attualità per vedere attraverso il mobile, la finale di Champions, trasmessa recentemente da Mediaset Premium in Ultra HD sarebbero occorsi 20GB. Ben più cioè della disponibilità mensile offerta attualmente dagli operatori di telefonia mobile per un abbonamento tipo. Ma non si può nemmeno pensare ad un futuro della TV esclusivamente sul satellite, che sconta un problema di sicurezza: il segnale può soffrire interferenze o addirittura essere distrutto in qualsiasi momento e da qualsiasi luogo, all’interno della sua area di servizio. Si contano ormai decine di “incidenti” di questo tipo che hanno visto protagonisti attivi Iran, Siria, Indonesia, Libia, Turchia, Egitto e Cina che hanno cancellato le voci indesiderate.

Non esistono oggi sistemi di difesa contro queste minacce?

Non  c’è difesa. Se viene inviato un segnale interferente sulla stessa frequenza in uplink del segnale utile, da una parabola situata in un Paese Terzo è difficile individuare la sorgente dell’interferenza ed intervenire in loco soprattutto se si trova in un Paese ostile. Le sorgenti dell’interferenza possono anche essere multiple: in passato l’Egitto ha interferito Al Jazeera con segnali provenienti da quattro ubicazioni diverse.  La possibilità di subire interferenze riguarda anche la trasmissione via  web, gli hacker sono sempre più evoluti e i loro attacchi difficili da prevenire.

Il digitale terrestre è immune da questi rischi?

Anche la rete terrestre può essere attaccata, ma solo dall’interno ossia dalla regia dove si genera il segnale. Una situazione relativamente più facile da contrastare in quanto consente al Paese attaccato di sapere immediatamente dove avviene l’attacco e di intervenire sul proprio territorio. E’ anche possibile che venga interferito uno delle migliaia di trasmettitori che compongono un multiplex, come accaduto tempo fa in Veneto quando un gruppo di separatisti riuscì ad interferire un trasmettitore della rete Rai. Essi però dovettero agire sul territorio italiano, e furono individuati e neutralizzati in un paio di giorni, dopo che avevano  provocato un danno limitato ad una sola provincia per un’ora al giorno.

La rete terrestre perciò è importante per il sistema Paese che, soprattutto in caso di disastri o di conflitti, ha la necessità di disporre di una rete di comunicazione sicura.  Se anche si migrasse sul satellite mantenendo un multiplex terrestre (per esempio RAI), da utilizzare nel caso di emergenze, non si raggiungerebbe l’obbiettivo perché gli utenti, nel tempo, toglierebbero dai tetti le antenne atte a ricevere quel multiplex, in quanto non giustificate dall’esiguità dell’offerta ricevibile che non sarebbe nemmeno in esclusiva.

La banda 700 Mhz viene generalmente considerata utile non solo per la connettività Lte, ma anche per il futuro 5G. Nemmeno questa visione la convince?

Non credo che la banda 700 servirà per il 5G che nasce per gestire grandi capacità a grandi velocità, quindi necessita di un grande numero di celle e ciò non è compatibile con le frequenze basse. Le sperimentazioni, infatti, ad oggi sono state avviate sulle frequenze dagli 11 agli 86 Ghz. Inoltre le bande allo studio dell’ITU per essere candidate per il 5G nel 2019 alla WRC (World Radiocommunications Conference, la conferenza internazionale organizzata dall’Unione internazionale delle telecomunicazioni che regola l’uso internazionale dello spettro) vanno da 24,5 GHz a 86 GHz. Dunque è su queste frequenze che si sta indirizzando il 5G.

La sua è una voce fuori dal coro…

Io mi baso sui dati che ho riportato quali l’esperienza della Corea, la sovrastima negli anni passati dei dati di traffico mobile, l’indicazione da parte dell’ITU di frequenze alte per il 5G. Non nego che le 700 Mhz possano servire, ma se fosse così necessario per le telco disporre a breve per l’LTE di altre frequenze sotto il GHz, oltre la banda 800 già nella loro disponibilità, si sarebbero mosse per drenare quella parte di banda a 900 riservata al 2G e sotto utilizzata.

Perché avete chiesto il cambio della destinazione d’uso sfruttando il principio di tech neutrality sancito da Bruxelles?

Abbiamo chiesto, entro i termini di legge tassativamente previsti dal codice delle comunicazioni elettroniche, l’applicazione del principio di neutralità tecnologica per rimuovere le limitazioni attualmente previste  nei nostri diritti d’ uso.

Così facendo potreste iniziare a fare anche voi Lte. Oppure più verosimilmente vendere banda alle telco. Fantamercato?

Al di là di eventuali scelte politiche sulla questione si tratta comunque di un’ipotesi da approfondire tecnicamente perché potrebbero esserci problemi di compatibilità a causa della diversa canalizzazione di Broadcast e LTE.

Mux Cairo 2 : iniziano le trasmissioni ufficiali

Un po a sorpresa iniziano stamattina le trasmissioni ufficiali di La7 e La7d nel mux Cairo2 (UHF 25) .
LA7 - 19 luglio - 08.41.42LA7d - 19 luglio - 08.41.50

Dopo l’attivazione di ben oltre 700 postazioni in tutta Italia (e con l’attivazione di tutte le postazioni previste per la Calabria) , vengono inseriti nel mux i canali La7 e La7d in versione SD con numerazione LCN 7 e 29.
Tutto ciò ha comportato la rimozione del canale test , ed un abbassamento di 1,5Mbit a ciascuna delle versioni HD (6,8Mbit) dei 2 canali già presenti sul mux.
LA7 HD - 19 luglio - 08.53.39

Spento il mux Ten (UHF39) da M.Poro (VV).
(Update ore 13.00) Mux riattivato.

Rimosso dal Mux RTI A (UHF22 – Lappano CS ) il canale Mosaico RTI (LCN830) – Fonte : Jimmy (Forum)

Banda 700 Mhz, polemica Ansip-Giacomelli sul timing per la liberazione

“Nessun ritardo, ma una decisione presa dal Consiglio dei governi europei a maggio”: così il sottosegretario allo Sviluppo replica al commissario Ue che accusa l’Italia di essere in ritardo sul processo che porterà al passaggio delle frequenze dalle Tv alle Tlc. Giacomelli: “Nostra posizione in linea con Rapporto Lamy”

“Mi dispiace che il commissario Ansip sia poco informato. Non c’è nessun ritardo dell’Italia sul passaggio delle frequenze 700Mhz alle tlc, ma una decisione presa all’unanimità dal Consiglio dei governi europei dello scorso 26 maggio, d’accordo nel fissare al 2022 la data ultima per il passaggio delle frequenze, in linea con le conclusioni del rapporto Lamy”. Lo ha detto il sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle Tlc Antonello Giacomellireplicando al commissario Ue Andrus Ansip che in un’intervista all’Ansa ha accusato l’Italia di essere in ritardo “di due anni su tutto il processo” di switch delle frequenze, e che tale ritardo “non è la soluzione”.

Ma il nostro Paese “è in linea con l’Europa – ribatte Giacomelli -, non capisco quali posizioni intenda rappresentare Ansip”. “Rispetto alla proposta iniziale della Commissione Ue (conclusione del passaggio il 2020, ndr) molti paesi erano perplessi – spiega il sottosegretario -, ma mi sembra che il punto di equilibrio trovato sia soddisfacente per tutti: d’altra parte ne avevo discusso personalmente con il commissario Oettinger a Roma. Ho già scritto al governo francese per aprire il tavolo sulle frequenze della banda 700, Ansip può stare sereno”.

Nell’intervista Ansip, giovedì in missione a Roma dove incontrerà il ministro allo sviluppo economico Carlo Calenda e lo stesso Giacomelli, dice che liberare la banda attualmente utilizzata dai broadcaster televisivi per sviluppare le reti di nuova generazione
andrà a beneficio dell’economia, “fino a 4-4,5mld per l’Italia”, ha sottolineato Ansip, che potranno tra l’altro essere utilizzati per “compensare le spese” stesse dello switch e gli investimenti nella banda larga, oltre ad aiutare lo sviluppo delle startup.

fonte : corrierecomunicazioni

Banda 700 Mhz, Sassano: “Ecco come fare un nuovo piano frequenze salva-5G”

Risolvere il caos delle interferenze internazionali, causato dall’Italia, e al tempo stesso liberare la porzione di spettro entro il 2020-2022 per fare posto al futuro della banda ultra larga mobile. Il noto esperto, docente della Sapienza di Roma, analizza la situazione italiana con numeri inediti. E propone soluzioni attuabili
di Alessandro Longo

“In Italia abbiamo 6.734 impianti coordinati all’ITU su ben 18.412 impianti in esercizio, creando grandi interferenze con Paesi vicini. Anche le emittenti nazionali non sono completamente coordinate. Serve un intervento di sistema, un nuovo piano, per risolvere e prepararsi alla liberazione delle frequenze 700 MHz per la banda larga mobile”. Antonio Sassano, docente della università Sapienza di Roma, fa il primo conto aggiornato sulla situazione caotica delle frequenze italiane.

Cosa è più urgente ora da fare in Italia per assicurarci un futuro a banda ultra larga mobile?

Le nuove tecnologie 5G consentono di utilizzare al meglio ogni frequenza disponibile: le più alte per garantire la larghezza di banda e le più basse (incluse le 700 MHz) per garantire la copertura e la penetrazione negli edifici. Credo dunque sia necessaria una revisione degli attuali usi dello spettro. Una “Spectrum Review” che ci consenta di valutare se esistono porzioni dello spettro elettromagnetico italiano sotto-utilizzati o mal utilizzati. Gli usi militari andrebbero valutati con grande precisione. Ma non solo, mi permetto di dire che l’uso coordinato delle frequenze UHF utilizzate dalla TV creerà, per la prima volta in Italia, ampie zone di “non-uso”, le cosiddette “white areas”. Ora in Italia non esistono perché tutto lo spettro UHF è utilizzato da emittenti nazionali e locali. Ma quando coordineremo il nuovo Piano Post-700 (e dovremo farlo entro il dicembre 2017), avremo preziose frequenze della Banda 5-600 MHz non utilizzate in molte regioni italiane. Ad esempio, le frequenze assegnate alla Francia lungo la costa tirrenica e quelle assegnate ai paesi della ex-Jugoslavia sul versante adriatico. Ebbene, queste frequenze non potranno più essere utilizzate dagli attuali siti televisivi ma potrebbero essere utilizzate, con l’accordo dei Paesi vicini, per collegamenti fissi a banda larga (FWB) o per LTE broadcasting dai siti mobili. Un contributo notevole all’affermazione della banda larga nelle zone meno densamente abitate. Alla fine, al 2020, anche grazie al passaggio all’MPEG4, potremo avere 15 Multiplex contro gli attuali 30, a parità di programmi e di qualità. Senza costringere gli utenti ad acquistare nuove tv o decoder.

Veniamo all’asta. Quando andrebbe fatta? Come, con quali regole?

L’asta per le frequenze 700 dovrà essere completata prima del 2022. Se poi, come i francesi, decideremo di assegnare le frequenze progressivamente liberate dal processo di switch-off, tutto dipenderà dalla data di inizio di questo processo. Se, ottimisticamente, il processo durerà due anni (quello francese durerà dal 2016 al 2019), le frequenze 700 saranno spente già nel 2020 nelle prime regioni e per quella data potrebbero essere assegnate agli operatori mobili aggiudicatari. Dunque, sarebbe bene che l’asta fosse completata entro il 2020. Questo anche per consentire l’uso di parte dei ricavi per finanziare la liberazione dello spettro. Non dimentichiamo che il processo di switch-off ha un costo e che, piaccia o no, agli operatori TV sono stati assegnati diritti d’uso che scadono nel 2032.

Ricordiamo perché ci servono quelle frequenze a 700 MHz, l’importanza del 5G

Le frequenze 700 dovranno essere liberate perché tutto il mondo (non solo l’UE) ha deciso di utilizzarle, con gli stessi standard tecnici, per la banda larga mobile. Questo è la motivazione più forte al loro utilizzo da parte degli operatori mobili: uniformarci all’Europa e al resto del mondo. Perchè sono state scelte? Il motivo tecnico principale è che le frequenze sotto i 1000 MHz garantiscono maggior copertura e penetrazione e dunque sono il complemento ideale delle frequenze più alte (sopra ai 3000 Mhz) destinate a garantire la capacità a breve distanza. Non dimentichiamo poi che il “broadcasting” non muore nel mondo della banda larga. Ma non soltanto per i contenuti video. Ad esempio, la distribuzione di contenuti simili a milioni di “device” collegati nella Internet of Things sarà una delle azioni più frequenti nelle reti di nuova generazione. Le reti del futuro decideranno, sulla base dei contenuti e della domanda, se trasmettere in modalità uno-a-uno o uno-a-molti. E dunque le frequenze 700MHz (e anche le più basse frequenze 5-600 MHz) saranno indispensabili per realizzare efficientemente questo obiettivo.

Quale sarà il ruolo del Dvb-t2 in questo discorso? Insomma, non dovremo cambiare tv per liberare i 700 MHz?

Assolutamente no! A pagare la liberazione della banda 700Mhz non dovranno essere di nuovo gli utenti televisivi. Dobbiamo organizzare le cose in modo tale da evitare una nuova stagione di “decoder di Stato per tutti“. Dunque, chi ha comperato un televisore negli ultimi mesi, attrezzato solo con MPEG4  e senza il DVB-T2 non dovrà sentirsi dire: “peccato, ora dovrai comperare un nuovo televisore T2 e HEVC o applicare un decoder da 30 euro alla tua bellissima TV“. Ogni strategia di transizione dovrà garantire agli utenti la visione dei programmi televisivi sulle TV acquistate negli ultimi anni, senza “add-on” e decoder esterni. Sarà possibile? Secondo me si. Nel 2020, quando inizieremo a spegnere le frequenze 700, il parco televisori (trascuro sempre quella piccola percentuale di utenti che non cambiano mai il proprio televisore e che dovrà essere aiutata con contributi pubblici) sarà al 100%  in grado di ricevere trasmissioni codificate con MPEG4 o HEVC. Dunque la capacità trasmissiva disponibile sarà, a parità di frequenze, raddoppiata rispetto a quella attuale. Ora abbiamo 20 multiplex nazionali e almeno 10 multiplex locali. Sarà sufficiente pianificare 10 multiplex nazionali e 5 locali per garantire la stessa capacità trasmissiva attualmente utilizzata dalle reti TV terrestri. Il progressivo affermarsi della codifica HEVC e dello standard DVB-T2 consentirà poi un’ulteriore triplicazione della capacità trasmissiva negli anni 2020-2025 e dunque darà la possibilità ai broadcaster di aumentare progressivamente la qualità delle proprie trasmissioni (HDR, 4k etc.) per tutti gli italiani. Ma senza costringere nessuno a gettar via il proprio televisiore “quasi” nuovo.

fonte :corrierecomunicazioni

Osservatorio TV Calabria – Le Tv calabresi ai raggi X ed osservatorio segnali da MontePoro & Vibo

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