Vivendi-Mediaset, in rampa di lancio la nuova piattaforma on demand

Il servizio pronto a partire nel 4° trimestre 2016 in Germania. La scelta geografica un escamotage per dribblare le regole francesi sull’eccezione culturale ed evitare il contributo al fondo nazionale per l’audiovisivo

di Andrea Frollà
Muoverà i primi passi sul web il grande gruppo di produzione e distribuzione di contenuti dell’Europa ‘latina’ a cui Vivendi vuole dare vita. Secondo quanto rivela il quotidiano Le Figaro, il gruppo guidato da Vincent Bollorè, in ottica di creazione dell’ormai famosa piattaforma anti-Netflix paneuropea, sta lavorando a un servizio internazionale di video on demand a pagamento che integri le piattaforme del gruppo francese con quelle di Mediaset.

Il nuovo servizio dovrebbe essere pronto a partire per il quarto trimestre dell’anno. Non dalla Francia, bensì dalla Germania, dove Vivendi controlla la piattaforma Watchever. Così facendo, almeno all’inizio l’emittente non dovrà sottostare alle rigide regole di Parigi sull’eccezione culturale, ovvero l’obbligo di dare spazio a una determinata quantità di contenuti di produzione nazionale. Né versare l’oneroso contributo al fondo per il sostegno all’audiovisivo, imposti anche alle piattaforme digitali nonostante le forti pressioni dei provider di telecomunicazioni negli anni scorsi.

Il progetto di Bollorè, sottolinea il quotidiano francese, prevede poi di espandere il progetto alla Francia, usando la piattaforma CanalPlay, e poi a Italia e Spagna, usando in particolare il portale Infinity del gruppo Mediaset. Per i contenuti, la nuova entità potrebbe contare sugli ampli cataloghi del Gruppo italiano e di StudioCanal, la società di produzione del gruppo Canal+, che saranno poi integrati da una decina di serie nuove all’anno per tre o quattro anni.

Il bacino di abbonati di partenza sarebbe già vicino al milione e mezzo: 600mila portati in dote da Infinity e CanalPlay e 300 da Watchever. Nella sfida a Netflix il canale di Vivendi potrebbe avere inoltre un piccolo, involontario aiuto dalla Commissione europea. A Bruxelles è infatti in discussione la nuova direttiva sui servizi di media audiovisivi, che dovrebbe imporre a tutte le piattaforme video on demand attive in Europa, incluse quelle americane, l’obbligo di dedicare almeno il 20% dello spazio a produzioni realizzate in Paesi dell’Unione. Tra tempi di approvazione e trasposizione nelle legislazioni nazionali, però, le nuove regole non dovrebbero essere attive prima di un anno e mezzo, e potrebbero farsi attendere anche tre anni.

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