Banda 700 Mhz, Toia: “Ecco la roadmap dell’Europa per il 5G”

Approvata la decisione comune di Europarlamento e Commissione: frequenze “libere” al massimo nel 2022. La parlamentare di S&D: “Puntiamo a una crescita economica armonizzata e sostenibile”
di Federica Meta

“Una decisione che darà una spinta decisiva allo sviluppo del 5G in Europa”. Patrizia Toia, eurodeputata S&D, spiega a CorCom il senso e gli effetti della cosiddetta “decisione comune” – approvata il 14 marzo –  di Parlamento europeo e Commissione Ue che definisce i criteri della liberazione della banda 700 Mhz.

Quali sono i punti salienti del provvedimento?

La decisione, che ha forza di legge, si concentra su due elementi principali. Il primo riguarda la definizione di un calendario comune per la liberazione dei 700 Mhz affinché sia effettivamente disponibile per l’uso da parte dei servizi a banda larga senza fili a condizioni tecniche armonizzate e misure di coordinamento a sostegno della transizione. Il secondo punto riguarda la banda sotto i 700 per la quale si stabiliscono priorità a lungo termine per la distribuzione di servizi di media audiovisivi al grande pubblico, insieme a un approccio flessibile all’uso dello spettro in risposta al diverso grado di diffusione della televisione digitale terrestre nei vari Stati membri.

Ha parlato di una calendario comune per la liberazione dei 700 Mhz. Qual è la dead line?

Viene stabilito che entro il 2020 quella banda, attualmente occupata dalle tv, dovrà essere liberata anche se sarà consentito agli Stati membri per ragioni motivate di ritardare lo switch-over al 2022. Gli Stati membri saranno inoltre obbligati a definire piani nazionali finalizzati ad assicurare la copertura della rete. Entro la fine del 2017, inoltre, si dovranno concludere accordi di coordinamento transfrontaliero. Infine la disponibilità della banda di frequenza al di sotto dei 700 MHz per la fornitura dei servizi di trasmissione sarà assicurata fino al 2030.

Quali sono le “motivate ragioni” in base alle quali si potrà rilasciare lo spettro con due anni di ritardo?

Si tratta di problemi di coordinamento transfrontaliero irrisolti che causano interferenze dannose oppure legati alla necessità e alla complessità di assicurare la migrazione tecnica di un’ampia fetta di popolazione verso standard di trasmissione avanzati. Altra ragione è quella dei costi finanziari della transizione, se questi sono superiori ai ricavi previsti generati dalle procedure di aggiudicazione.

L’Italia potrebbe essere tra questi Paesi?

È innegabile che l’Italia è tra questi, dato i problemi di interferenza che soffre. Ma va detto che il nostro governo sta accelerando per la risoluzione degli stessi. Uno sforzo riconosciuto anche dalla Commissione europea stessa che si è complimentata con il nostro Paese.Questo provvedimento ha come obiettivo quello di stabilire un approccio condiviso alla questione per raggiungere un equilibrio tra la diversità degli Stati membri e gli obiettivi del mercato digitale unico. Alcuni Stati membri infatti hanno già avviato una procedura mentre altri sono più in ritardo.

Crede che queste nuove norme potranno spingere le telco ad investire con convinzione nel 5G. In diverse occasione lei ha lamentato un disinteresse delle telco italiane…

Credo che regole certe abiliteranno nuovi investimenti.  Il 5G avrà un impatto rilevante non solo sul settore digitale, ma anche sull’intera economia. Specialmente in un contesto caratterizzato dalla lenta diffusione del 4G e dei servizi corrispondenti, il buon esito del lancio del 5G nell’Unione sarà decisivo per lo sviluppo economico e per la competitività e produttività dell’economia dell’Unione. Di questo le telco sono consapevoli. Il documento approvato rappresenta un prezioso strumento in una prospettiva di cresciate economica sostenibile.

Fonte : corrierecomunicazioni

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